Dottrina terapeutica basata sulla somministrazione di farmaci (c.d.”rimedi”) diluiti, dinamizzati, e sperimentati sull’uomo sano, prescritti sulla base dei sintomi psico-fisici peculiari del paziente. Per questioni di spazio, rimando il lettore ad altre sedi per ulteriori spiegazioni sui capisaldi dell’omeopatia, per concentrarmi sulle sue applicazioni in medicina veterinaria.

Negli animali d’affezione ne consiglio l’uso fin dalla prima infanzia (se non già nella vita intrauterina, trattando la madre): assicura al cucciolo di raggiungere una maturità psico-fisica equilibrata, in cui troverà sviluppo completo tutto il suo potenziale genetico e relazionale. Pur essendo un validissimo strumento per gli stadi acuti (infezioni virali, batteriche e protozoarie), troppo spesso l’omeopatia rappresenta l’ultima chance terapeutica, per cui la utilizzo più frequentemente  in  soggetti geriatici, o in pazienti che versano in condizioni già molto critiche: ad esempio per insufficienze epatiche e renali, gastriti, epatiti, colangiti, enteriti; insufficienze cardiache, anemie, casi cronici di vario genere (leishmaniosi, dermatiti atopiche, immunodeficienze, allergie, patologie osteo-articolari, zoppie, artrosi, ecc.).Per molti pazienti ha costituito una via di risoluzione definitiva, nei casi peggiori (tumori, malattie degenerative, ecc.) ha rappresentato un reale supporto al paziente: privo di effetti collaterali e tossici, che gli ha consentito di mantenere un livello di vita più che dignitoso.

Negli animali da reddito utilizzo l’omeopatia per sverminare le mandrie, ottimizzare e riequilibrare il metabolismo con conseguente ottimizzazione dell’alimento, aumento quali-quantitativo della resa (sia di latte, che di carne, che di lana) ed incremento della fertilità. Considerando la frequenza di parto tipica degli animali da reddito, è possibile osservare l’effetto eugenetico espletato da  un’ idonea terapia omeopatica sulle diverse generazioni. A tal proposito rimando il lettore alla bibliografia di settore.

Omeopatia