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Questa è la storia di Nanà, uno shitzu femmina, “scarto di allevamento” per via del suo nanismo ipofisario.

Il nanismo ipofisario nel cane è una patologia ereditaria letale. Di norma i cuccioli non sopravvivono oltre i 7-8 mesi di vita e, se li superano, non arrivano oltre i 18 mesi di età.

Tutti i soggetti affetti da nanismo presentano gravi patologie o a carico dell’apparto respiratorio o del digerente, come nel caso di Nanà: non aveva elasticità dello sfintere anale, per cui ogni volta che doveva evacuare era un disastro.. una pozza di sangue con urla della piccina!

Grazie all’omeopatia ed alla floriterapia australiana, siamo riusciti a GUARIRE definitivamente Nanà!

Oggi Nanà ha quasi due anni, ha raggiunto agevolmente il calore in modo naturale e spontaneo senza alcun aiuto ormonale, tanto che i proprietari hanno optato per la sterilizzazione (vive con Orso, un bellissimo maschio di pastore belga!), le sue evacuazioni sono totalmente fisiologiche, ha raggiunto le dimensioni normali di una femmina della sua razza.

Questi risultati, assieme ad altri, avuti sempre nel campo delle endocrinopatie ipofisarie, gestiti in modo del tutto naturale, fanno sperare e destano sicuro interesse tra tutti coloro che si interessano o sono toccati da vicende del genere. Il fatto che abbia avuto, e continui ad avere, ottimi risultati negli animali, costituisce una base sicura per portare questo genere di approcci in campo umano!

Per saperne di più contattate la Dott.ssa Alda Grossi, Medico Veterinario esperto in Omeopatia Veterinaria, Agopuntura e Floriterapia.

 



Marvin, Golden Retriever M, nato il 03/10/2011

“I SENTIERI SI TRACCIANO CAMMINANDO….. ed era quello che volevamo fare quando decidemmo di fare entrare un cucciolo in famiglia.

Sognavamo di tracciare il nostro sentiero costruendo una bella amicizia passo dopo passo… E così fu fino a quando, verso i 6 mesi, iniziò a stare male…

La corsa in clinica, il ricovero e..  Non fu fatta una diagnosi, ma sembrava che tutto si fosse risolto, invece era solo l’inizio.

Il problema ciclicamente si ripresentava con vari sintomi: vomito, feci quasi mai formate, apatia, letargia, disinteresse al cibo e dimagrimento e cambi di crocchette studiando formulazioni ed ingredienti.

Il nostro sconforto e l’impotenza cresceva di mese in mese , non sapevamo più a chi rivolgerci, nessuno riusciva a capire il motivo per cui un cucciolo potesse sempre stare così male.

Tutto questo ci ha impedito di guadagnarci la sua fiducia, ogni volta che ci vedeva con un bocconcino in mano si nascondeva sotto il tavolo, per paura che dentro ci fosse qualche amaro medicinale, ci ha impedito di fare un percorso educativo… o si pagavano le cure, le indagini mediche ed i ricoveri, oppure si pagava un educatore, che insegnasse a noi come tirar fuori quello per cui è stato selezionato: il riporto… e poter lavorare insieme.

All’ennesima ricaduta, all’età di 1 anno e 8 mesi , fu fatta una gastroscopia che finalmente spiegò la causa di tutto: moderata enterite cronica linfoplasmacellulare in fase attiva con sovrainfezione batterica.

Ci fu, ancora una volta, una lunga e pesante cura antibiotica, supportata da mangime industriale altamente digeribile, ma se questo non fosse bastato il passo successivo era il cortisone.

Questa malattia si pensa sia dovuta ad un abbassamento delle difese immunitarie, che di certo non sono state aiutate da tutti gli antibiotici somministrati. Questi avevano un effetto momentaneo, ma non risolvevano il problema alla radice. Decidemmo quindi di intraprendere una strada alternativa, cibo crudo e terapia omeopatica, e ci siamo rivolti alla Dott. ssa Alda Grossi.

A quasi un anno di distanza dal nostro primo incontro con la Dott.ssa Alda sono convinta che abbiamo la fatto la scelta giusta: un anno intero senza ricadute, e senza ricoveri è un grandissimo successo!!

Marvin ha avuto parecchi miglioramenti sia fisicamente (peso, pelo) sia psicologicamente, è un cane più fiducioso verso di noi ed è un CANE PIÙ FELICE.”

Per gentile concessione di P.N., tutrice di Marvin

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Lubbio e Michele erano due amici inseparabili. Purtroppo quasi un anno fa Michele (il gatto grigio) si e’ ammalato e un brutto tumore ce lo ha portato via, aveva 8 anni. Lubbio era cresciuto con lui, erano molto legati e quando e’ rimasto solo ha iniziato a cambiare comportamento, gli mancava il compagno..come mancava a noi d’altra parte. Pensiamo che non sia un caso che proprio in questo periodo di depressione Lubbio si sia ammalato: ha iniziato con un semplice raffredore, poi con la febbre alta e difficolta’ a respirare. Le prime cure omepatiche della dottoressa Alda Grossi non davano risultati e noi per abbassare la febbre, che era arrivata a 41, abbiamo fatto una cura di antibiotici. Il gatto ha iniziato effettivamente a stare meglio ma dopo il ciclo di antibiotici la situazione e’ tornata esattamente come prima! A quel punto Alda ci ha prescritto delle analisi da fare e abbiamo scoperto che il gatto era FELV positivo. La dottoressa Grossi ci ha dato i rimedi per fronteggiare la malattia e per tirarlo su di morale.

Il risultato? Sono passati 7 mesi e Lubbio si e’ ripreso alla grande! Seguendo alla lettera i consigli della dottoressa e “ascoltando” di piu’ il nostro gatto, abbiamo raggiunto degli ottimi risultati. Il gatto non ha avuto piu’ ricadute, mangia ed e’ di nuovo bellissimo, e’ diventato un gatto socievole e ha ripreso la sua vita spensierata.

Nelle foto si vedono Lubbio, Michele e il loro forte legame. Mentre nelle ultime due si vede Lubbio da solo: sono state scattate qualche giorno fa e sembra un gatto in perfetta salute.

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Ebbene si! I risultati sono più che soddisfacenti per tutti: me, gatti e proprietari…

Da un anno seguo una colonia felina a Latina nella quale vivono numerosi gatti, di cui molti sieropositivi, vuoi per la FeLV, vuoi per la FIV, o vuoi per entrambe.

Senza dilungarmi sui sintomi delle malattie virali che tutti bene o male conosciamo, voglio sottolineare che somministrando giornalmente nell’acqua di bevanda dell’Echinacea 5ch, abbiamo ottenuto risultati meravigliosi: sfruttando le azioni antivirali ed immunostimolanti dell’echinacea, che di norma si somministra in Tintura Madre (T.M.), l’aumento della capacità d’azione dovuto alla diluizione omeopatica, senza considerare l’economicità della forma del farmaco omeopatico rispetto a quella fitoterapica, stiamo continuando a garantire ai gatti della colonia una qualità di vita elevata e dignitosa.

Vi invito pertanto a provare, e – per favore – inviatemi le vostre esperienze via mail.

Buon lavoro, Alda Grossi Medico Veterinario Omeopata, Agopuntore e Floriterapeuta.

 

 

 

 

 

 

 



Questa è la storia di Tamata, cagna meticcia dobermann di 4 anni, operata bilateralmente per rottura del legamento crociato.

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I proprietari mi hanno raccontato che “…Da quando è stata operata (2 anni or sono), Tamata è cambiata: si è molto rattristata, zoppica, non corre e salta più come una volta, sta molto alla cuccia ed ulula dal dolore quando la si prova a maneggiare o a toccarle le ginocchia. Si può fare qualcosa con l’omeopatia? ”

Al momento della visita (genn.2012) dei due interventi ne sta lavorando solo uno: quello dove hanno “ricostruito”  l’articolazione con mezzi sintetici (dei fili e due placchette), perchè quello dove hanno tentato la ricostruzione prelevando materiale dalla fascia lata del quadricipite femorale, è positivo al “movimento del cassetto” e pertanto andrebbe ri-operato. I colleghi hanno proposto la TPLO.

Tamata ha iniziato le sue terapie omeopatiche, e da subito ha cambiato atteggiamento: già nella prima settimana era più vivace, zoppicava, ma era ricomparsa la gioia nel suo sguardo. Dopo 3 mesi di terapie, il ginocchio fissato da mezzi sintetici ha iniziato a fistolare, ed alla fine abbiamo deciso di riaprire, ed asportare tutte le placchette ed i fili che ormai sostenevano solo una reazione infiammatoria cronica, localizzata a tutta l’articolazione del ginocchio.

Tamata ha proseguito il suo iter omeopatico, anche nel post-operatorio, e si è ripresa immediatamente. Man mano che l’articolazione lavorava, assecondando completamente le sue possibilità, si è rimodellato il ginocchio, i muscoli si sono sviluppati nuovamente ed oggi Tamata corre, salta, gioca, nuota e  si stira dal divano come le è sempre piaciuto tanto fare.

Continuiamo sempre una terapia omeopatica di supporto, per gestire il precoce quadro artrosico (conseguente agli interventi che ha subito), che le causa notevoli disagi ai cambi meteo.

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Anche stavolta l’omeopatia mi ha stupito, confermando ancora la sua efficacia a tutto tondo, la sua economicità e la sua dolcezza.  La displasia dell’anca, la rottura del crociato, la lussazione della rotula, le epicondiliti del gomito…tutti problemi ortopedici che hanno il loro peso ma che si possono affrontare in altro modo! Vi basti sapere che due giorni fa ho iniziato a lavorare omeopaticamente su una mancata unione del processo anconeo in un giovane pastore tedesco.. anche in questo caso l’unica via da percorrere sarebbe quella chirurgica.. vedremo come Wolf reagirà alle mie terapie, tra due mesi lo rivedrò e vi farò sapere!

Quella in video è Tamata a Gennaio 2013 mi sembra che vada bene, non sembra anche a voi???

Qui, da Alda Grossi, medico veterinario omeopata ed agopuntore, è tutto, arrivederci.

 

 

 

 



Voglio oggi scrivere delle mie numerose esperienze nella risoluzione di una cosa frequente come quella dell’igroma del gomito: patologia molto frequente nella specie canina, in particolare nelle razze medio-grandi o giganti.

L’igroma è una raccolta di liquido sinoviale nella capsula articolare, conseguenza di una reazione infiammatoria cronica dell’articolazione del gomito, dovuta -in genere- ad un susseguirsi di microtraumatismi derivanti dalla postura dell’animale stesso.

La terapia d’elezione prevede l’utilizzo di antiinfiammatori ed antibiotici, nonchè la frequente pratica di siringaggio del liquido articolare stesso.

Reputo il siringaggio un’operazione invasiva, priva di senso e causa di infezioni secondarie. La ritengo pertanto una pratica desueta, che purtroppo è la routine!

Non serve a nulla siringare perchè il medico ha le competenze necessarie per definire (mediante un buon esame semeiotico del paziente) se l’essudato articolare è meramente sieroso, o se può essere settico (emorragico-purulento, o purulento). Lavorando con i giusti rimedi omeopatici (Apis, Bryonia, Arnica, sono i principali ed i più frequentemente chiamati in gioco) nel giro di un o due mesi si risolve COMPLETAMENTE!  Senza: 1) dispendio economico per analisi dell’essudato; 2) stress dell’animale per il siringaggio ripetuto settimanalmente; 3) utilizzo di molecole non prive di effetti collaterali; 4) senza limitare l’animale nei suoi movimenti.

Considerate pertanto di rivolgervi ad un medico veterinario omeopata, o alla sottoscritta: Dr.ssa Alda Grossi.

 



Lulù è una meticcia spinona che mi è stata portata  perchè da ben due anni non poggiava più l’arto posteriore dx. Alla visita, come si vede anche nella   radiografia riportata, presentava forte atrofia delle masse muscolari dell’arto interessato e mobilità ridotta a livello dell’articolazione coxo-femorale. L’anamnesi riferiva un prolungato utilizzo di anti-infiammatori, e le lesioni che si presentano a livello acetabolare dx confermano perfettamente la questione. L’azione antidolorifica dei farmaci ha permesso un utilizzo smodato dell’articolazione da parte della paziente cosicchè il collo del femore ormai è “collassato”, la testa del femore dx è irreversibilmente modificata… insomma con un quadro radiologico del genere si può immaginare una ripresa della normale andatura solo ricorrendo alla chirurgia, e cioè alla protesi d’anca. Invece i risultati sono stati sorprendenti già dopo solo 10 giorni di terapia omeopatica…

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Lulù ha ripreso le sue corse utilizzando entrambi i posteriori, ha ripreso il tono muscolare sul lato dx e vive la sua vita felicemente, come si può vedere nel video girato dal proprietario.

Attualmente Lulù viene controllata 2 volte l’anno e continua a correre e giocare!

Suggerisco a tutti i proprietari di cani con problemi ortopedici di valutare seriamente delle consulenze tecniche in medicine complementari integrate (omeopatia, agopuntura, ecc.) prima di ricorrere alla chirurgia, per ogni informazione contattate pure Alda Grossi, medico veterinario esperto in omeopatia ed agopuntura a Latina o Roma.

 



La vigilia dello scorso Natale sono stata chiamata dal Sig.S. per un problema all’occhio della sua alpaca: “Dottoressa, gli è entrato un forasacco nell’occhio ed ora esce una pallina, Elvetia ha molto dolore e non riesce a tenere l’occhio aperto.. può venire a dare un’occhiata?”.

Quando sono arrivata, ho trovato il quadro della foto qui a dx: la cornea era tutta opacizzata, le congiuntive decisamente infiammate ed edematose, l’iride era fuoriuscita (pallino nero centrale) per collasso della camera anteriore dell’occhio, e costituiva una vera e propria protuberanza di circa 1 cm di diametro e 0,5cm di spessore, sulla superficie del globo oculare. Purtroppo le mie doti di fotografa non sono delle migliori, ma ad un’attenta visione è possibile notare a destra del “pallino” una formazione rossastra, circondata dalla zona a maggior opacità. L’area rossastra è tale per la neoformazione di vasi sanguigni, indicanti l’inizio del processo cicatriziale.

La terapia omeopatica è stata scelta sulla base dell’eziologia, cioè sulla causa scatenante, in questo caso una spiga d’avena del fieno (un “forasacco”). Questa si è infissa sulla cornea perforaldola, determinando una “lesione da punta” sulla superficie oculare. La terapia, somministrata giornalmente per bocca, non ha contemplato cure antibiotiche (di norma utilizzate per prevenire infezioni secondarie) poichè il quadro clinico non lo richiedeva, ed è stata mirata a favorire la cicatrizzazione per seconda intenzione (a partire dagli strati tissutali più profondi) e a sfiammare quanto possibile per ridurre il disagio da dolore ad Elvetia.

Qui a dx possiamo vedere l’occhio di Elvetia al controllo, dopo 10 giorni di terapia: la congiuntiva è quasi rosea, molto meno edematosa, la cornea si è ritrasparentizzata, ed il “pallino” nero è divenuto rosso: segno che la cicatrizzazione è ancora in atto e che occorre prolungare il tempo di terapia, sostenendo l’organismo nella replicazione e nei processi di specializzazione cellulare, necessari alla ricostituzione dei tessuti specifici dell’occhio.

Infine, qui a sx si vede l’occhio di Elvetia dopo altri 12 giorni di terapia. Praticamente c’è una quasi totale restitutio ad integrum, rimane una piccola area centrale di opacizzazione e vascolarizzazione che verrà risolta con un’ulteriore settimana di terapia.

Considerando che la tempistica media di risoluzione di un’ulcera corneale perforata, trattata con terapie allopatiche, è di almeno 40-50 giorni (se non intervengono infezioni secondarie!), quanto sopra descritto, ottenuto in meno di 30 giorni, con una somministrazione giornaliera di 2 rimedi omeopatici, senza terapia antibiotica, è decisamente un buon risultato!

Ciò dovrebbe far riflettere sul famoso compromesso farmacologico, ben noto a tutte le categorie mediche… nonchè su quanto le terapie chimiche “deprimano” le capacità rigenerative dell’organismo, determinando tempi di risoluzione e cicatrizzazione nettamente più lunghi di quelli che di norma si hanno nei pazienti trattati omeopaticamente. Nella mia esperienza posso affermare che per esempio la tempistica post chirurgica si abbatte di 2/3: oltre ad un maggior generale benessere del paziente operato, la cicatrizzazione e  la conseguente asportazione dei punti si fa a 5 giorni, rispetto ai 12-15 giorni “canonici”.

Riguardo all’utilizzo di molecole antibiotiche, posso dire che sono veramente pochissimi i casi in cui le utilizzo, avvlendomi per lo più di prodotti “terapia sanum”. Nel caso sopra riportato ho evitato l’utilizzo di antibiotici per la semplice ragione di non voler “deprimere” le capacità di ripresa del soggetto. Infatti ogni sistema vivente (organismi complessi compresi) ha una propria popolazione saprofitica, che costituisce una vera e propria garanzia di salute di per sè… perchè somministrare un antibiotico con effetto “cidico” o “statico” nei confronti di tutti questi microrganismi simbionti, e quindi “alleati” dell’organismo in questione?

Per un consulto specializzato con la Dott.ssa Alda Grossi, medico veterinario omeopata, contattatemi attraverso questa pagina.

 



Quello che mi accingo a presentare è la risoluzione di un caso di timpanismo improvviso, verificatosi in un alpaca femmina (Afrodite) di 1 anno di età, di razza Suri.

 CENNI ANATOMO-PATOLOGICI DELL’ALPACA

 L’alpaca, assieme al lama ed alla vigogna, è un camelide sudamericano, pertanto è un ruminante appartenente alla famiglia dei Tilopodi, le cui caratteristiche principali sono l’avere un piede bidattilo (3° e 4° dito) fornito di cuscinetti callosi (da cui il nome “Tilopodi”), il diaframma ossificato, e l’essere dei ruminanti forniti di un unico compartimento gastrico suddiviso in 3 grandi concamerazioni (rumine, reticolo ed abomaso) a funzioni diverse, sovrapponibili ai prestomaci dei ruminanti nostrani (bovini, ovini, caprini, ecc.). 

TIPANISMO ADDOMINALE e MERIDIANO YANG MING (Stomaco-Grosso Intestino) 

 Il timpanismo addominale è un sintomo molto frequente negli erbivori, specie nei  ruminanti, causato da fermentazioni microbiche abnormi ed eccessive a livello gastrico. Si presenta spesso in occasione di cambiamenti di dieta, di pascolo, nonchè in occasione di cambiamenti climatici, i quali sono responsabili della modifica della flora microbica presente nel terreno erboso di cui si nutrono gli animali.

A livello clinico si riscontrano addome gonfio (timpanico per l’appunto), dolente alla palpazione, con defecazione e movimenti ruminali assenti (nei casi lievi possono essere mantenuti), ipo/ipertermia a seconda della famiglia microbica coinvolta e responsabile delle fermentazioni in atto. Nei casi più gravi, a causa della compressione diaframmatica determinata dal gonfiore gastrico restrostante, ci possono essere delle mucose orali congeste, finanche cianotiche, e difficoltà respiratorie. 

Da quanto sopra, si evince che nel timpanismo addominale prevale nettamente il coinvolgimento del meridiano Yang Ming, regolatore delle funzioni del transito gastroenterico, che deve essere riportato in equilibrio.

CASO DI TIMPANISMO ADDOMINALE AFFRONTATO CON L’AGOPUNTURA

Alla visita l’alpaca, da ora in poi Afrodite, era dispnoica, aveva l’addome gonfio (specie sul lato sx era decisamente a “botte”), la temperatura era di 39.9°C, le mucose orali congeste, era disidratata, e riusciva a malapena a mantenere la postura eretta. Infatti a tratti comparivano tremori alla testa ed agli arti, che la facevano barcollare e la costringevano al decubito sternale.

La ruminazione e la defecazione erano totalmente assenti: all’auscultazione dell’addome non si riscontrava nessun’attività ruminale, né tantomeno peristalsi intestinale.

Ho proceduto a stabilizzare la paziente con della fluidoterapia in endovena, associata a terapie omeopatiche e a prodotti “terapie sanum”. Nel giro di 1 ora e mezza Afrodite si era rimessa in piedi, rimostrandosi interessata al fieno: annusava in giro e “giocava” con l’alimento.

Dopo circa poco meno di un litro di fluidi, l’attività ruminale era ripartita e l’appetito ristabilito. Ho lasciato Afrodite in stazione quadrupedale e mangiava!

L’indomani, la trovo rinchiusa (come avevo suggerito, per mantenerne meglio il controllo) con lo sguardo perso nel vuoto. La visito, e ritrovo la ruminazione nettamente rallentata (1 contrazione al minuto, contro le 3 fisiologiche). Decido di dare una “sterzata” al caso e procedo con il mio primo trattamento di agopuntura nell’alpaca…

Dai sintomi è chiara la disfunzione gastro-enterica, e quindi l’interessamento del meridiano Yang Ming (Stomaco-Grosso Intestino), che è in squilibrio. Definire il “vuoto” ed il “pieno”, e quindi quando tonificare (= dare, movimentare, lanciare Energia) e disperdere (= diminuire, togliere Energia), è molto difficile ed insidioso. Del resto non si “tonifica” e “disperde” niente: si ripartisce l’energia diversamente, secondo le necessità della clinica (Mussat). Si può schematizzare dicendo che “tutto ciò che dà un sentimento di eccesso, di esageratamente attivo, di dolore vivo, dirige verso una pienezza di Yang; tutto ciò che dà impressione di arresto, di astenia, di freddo, di cronicità, diffusione sorda ed imprecisa, conduce verso il pieno di Yin” (Mussat).

Alla visita Afrodite mostrava inappetenza e gonfiore addominale sul lato sx, in corrispondenza del sacco ruminale. Essendo un organo cavo, associo il rumine agli organi yang, zone ad alta energia. Vista la sindrome addominale notturna, e considerato che il quadro clinico che mi si presentava era frutto di un non completo riequilibrio del “pieno” di Yang Ming avuto la notte precedente, decido di rimettere in circolo l’energia meridianale con un trattamento moderato, mirante a “disperdere” l’eccesso di energia nel meridiano dello Stomaco-Grosso Intestino. Il trattamento ha previsto un aiuto dell’allevatore nel mantenere la paziente in decubito laterale per i 20′ necessari, e l’infissione di un numero limitato di aghi principalemte in punti situati lungo il meridiano dello Stomaco. A fine seduta dopo aver tolto tutti gli aghi, Afrodite si è prontamente alzata ed aveva l’addome praticamente nella norma: il gonfiore che presentava sul lato sx , si era normalizzato.

Alla visita l’addome risultava palpabile e la ruminazione aveva ripreso il ritmo fisiologico; Afrodite era nuovamente interessata al cibo e all’acqua.

 Una cosa mi è saltata agli occhi: la sete immediatamente dopo il trattamento di agopuntura. E’ un segno che ho letto positivamente ai fini dell’esito del trattamento stesso, in quanto mostrava la necessità da parte dell’animale di aumentare il vettore idroelettrico informazionale disponibile, e quindi di garantire gli effetti duraturi del trattamento ricevuto.

 Nei giorni seguenti ho monitorato telefonicamente lo stato di salute di Afrodite. Sono ripassata in azienda dopo una settimana: tutto era rientrato nella norma, Afrodite era nuovamente nel branco, mangiava allegramente con le sue compagne, e non aveva più ripresentato sintomi di alcun genere.

Da quanto sopra si deduce che l’agopuntura costituisce una valida metodica terapeutica, scarsamente invasiva, e ad impatto ambientale zero; indicata negli allevamenti biologici e sempre efficace, anche per animali con anatomia diversa dalle specie per cui sono riportate le mappe dei punti (cavallo e bovino).



Siccome Chicca è una piccola forza della natura, le sue peripezie non finiscono qui.

Voglio infatti raccontare un evento che le avrebbe dovuto cambiare totalmente la vita ma che invece mi ha fatto ancora stupire delle enormi capacità terapeutiche che l’omeopatia è in grado di serbare.

Durante l’estate 2011, in passeggiata Chicca inalò un “forasacco” (spighe di graminacee) che le si andò a conficcare nel polmone sinistro, precisamente nella parete del bronco principale del lobo craniale. Durante la broncoscopia  ebbe delle reazioni vagali che permisero solo l’estrazione parziale del corpo estraneo in questione, determinando notevoli complicazioni per l’esito e la prognosi del suo caso. La cagna era andata in coma per dei minuti trascorsi in anossia cerebrale ed al risveglio presentava un’improvvisa cecità ed emiplegia di tutto il corpo! In breve i colleghi ristabilirono la situazione neurologica e dopo tre giorni  venne dimessa con l’obbligo del riposo assoluto, e le terapie antibiotiche ed antinfiammatorie richieste dal caso. Dopo un mese di terapia avrebbero dovuto procedere ai Rx di controllo e programmare l’asportazione del lobo polmonare in questione: l’ascesso da parte del corpo estraneo era inevitabile.

Fu iniziata una prolungata terapia antibiotica con riposo assoluto, e venni interpellata per aiutare Chicca nella faticosa ripresa da un trauma così destabilizzante per tutta la sua famiglia.

Alla visita Chiacca mostrava un notevole ritardo propriocettivo degli arti anteriori e posteriori, tendeva a tenere il collo ruotato verso il lato sx, e respirava con difficoltà… stava alla cuccia, abbattuta e si muoveva il minimo indispensabile: non era più lei!

Prescrissi sulla base dei sintomi neurologici dell’Hypericum perforatum 200ch, sostituii la terapia antibiotica con prodotti della terapia sanum, e somministrai dell’Hepar sulphur 200ch per far “bloccare” in una capsula fibrinosa il corpo estraneo.

Dopo 2 settimane Chicca aveva ripreso a correre, ed andava regolarmente al mare con i suoi padroni, ma non aveva il suo solito sprint di sempre: si affaticava facilmente e a volte tossiva.

Aggiunsi alla terapia un altro rimedio e feci visita e radiografia di controllo dopo 1 mese e mezzo di terapia omeopatica. Chicca aveva totalmente ripreso tutta la sensibilità degli arti sia anteriori che posteriori, i test neurologici erano tutti negativi. Aveva ripreso la sua solita vita scalmanata, faticavano a tenerla, riferivano solo un po’ di tosse ogni tanto quando si metteva sdraiata in terra o correva troppo. Procedetti ai Rx del lato sx del torace e, con somma sorpresa mia e dei colleghi presenti, non si evidenziava alcuna lesione riferibile al corpo estraneo, solo un leggero focolaio di infiammazione in cui si evidenziava un processo in via di risoluzione… STRABILIANTE!

I rimedi prescritti hanno potenziato i naturali processi di lisi del corpo estraneo messi in moto dall’organismo, e ad oggi…  Chicca continua a correre integra verso nuove avventure!


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